25/11/2017

Le leggende.


Le morene di Gressan

Nei tempi passati, le fate regnavano sulle montagne e abitavano di preferenze le caverne, le foreste e i margini dei boschi solitari.

Nei tempi quando S. Grato governava la Chiesa di Aosta, due fate cattive avevano fissato la loro dimora sulle radure di Gressan formate da boschi, prati paludosi e laghi in miniatura. Un giorno esse partirono insieme e mascherate da povere, percorsero la città di Aosta ed i dintorni, chiedendo la carità. Ma tutte le porte si chiusero. Rifiutate da tutti a causa del loro bruttezza, esse ritornarono sulle radure e decisero di vendicarsi degli abitanti della pianura inondando la valle.

Esse fecero due palle di terra che dovevano diventando sempre più grandi per fermare le acque della Dora. Le acque avrebbero in tal modo formato un grande lago che, crescendo continuamente, e straripando avrebbe sommerso la città e la pianura. Sferruzzando scesero dalla montagna seguite da due gomitoli di terra che trasportavano pezzi di campi e di prati, e diventavano sempre più grandi.

Gli spiriti del male, non possono fare nulla senza il permesso di Dio. San Grato avvertì il pericolo che stava colpendo il suo popolo e si pose davanti alle fate vendicatrici.

I due gomitoli divennero due colline che avanzavano minacciose. L’uomo di Dio li incontrò nella parte bassa della montagna e stendendo la sua mano scongiurò gli spiriti maligni di ritirarsi. Le fate sparirono nella nebbia ma i due cumuli di terra che esse avevano trascinato rimasero sul posto e gli studiosi, ai nostri giorni , le chiamano le Morene di Gressan.

J. Favre ( Tratto da Le ramoneur – 1896)

 

I canti

La tradizione dei canti nel nostro paese si perde anch’esso nella notte dei tempi.

Una volta si cantava nelle osterie la domenica e nelle feste. Si cantava al termine dei lavori primaverili nella vigna, quando frotte di zappatori scendevano dalla collina con la zappa in spalla dopo una faticosa giornata di lavoro… Essendosi persa, nel corso degli decenni recenti, questa usanza, la nascita della corale “Louis Cunéaz” a Gressan ha permesso di perpetuare la tradizione dei canti che un tempo si sentivano nei villaggi.

Infatti, nel 1960, due anni dopo la sua nascita, il direttore della corale, Pietro Brocard, propose e insegnò ai componenti del gruppo una delle sue composizioni iniziali “La voix de Gressan”nella quale vengono esaltate la bellezza del paese ed i sentimenti di orgoglio per essere un abitante di Gressan. Pietro Brocard ha musicato alcuni testi scritti da Vauterin come “Melodia d’amore” e “ Verte campagne” e la preghiera, scritta da Bernin,“La madonna del gigante”, che viene interpretata dalla corale durante le numerose esibizioni al pubblico.

All’inizio degli anni 1970, la corale interpretò una marcia con l’armonica a bocca. In questo periodo i fratelli Impérial, membri della corale, decisero di adattare il suono dello strumento a un motivo del grande Rossini. La “Martse de Gressan” nasce da questa importane adattamento, anche se non è tipica della tradizione del nostro comune.  [Corale Louis Cunéaz et frustapot de Gressan]

La cultura contemporanea

A Gressan la cultura ha sempre beneficiato del buon supporto dell’istruzione pubblica, introdotta a livello popolare a partire dal XVIII secolo.

 Ai giorni nostri, vitalizzata da stimoli di maggior apertura individuale e da una maggiore consapevolezza di sé in quanto comunità, il settore culturale fornisce interessanti occasioni sia di realizzazione individuale che collettiva.

Nel campo individuale, si osserva lo sbocciare di scultori come Dario Berlier ed Ernesto Bornaz nel settore tradizionale, Livio Fiou, Dario Sandi nell’intaglio e, ora, anche nella scultura. Per l’intaglio esiste una scuola molto frequentata che è un vero e proprio crogiolo di nuovi talenti.

Vi sono anche molte persone che si affermano nelle arti plastiche e nella pittura.

Giuliana Cunéaz si esprime invece in una forma di arte contemporanea. La sua ricerca si rivolge agli stati più intimi e fuggenti dell’individuo, alle emozioni, “scrutate” attraverso l’occhio della telecamera.

Albino Impérial effettua ricerche, a aprtire dai primi anni ’70, attraverso lo strumento cinematografico, sul rapporto tra passato e presente nel proprio ambiente. I suoi film etnografici sugli antichi mestieri scomparsi costituiscono un lavoro di “Antropologia visiva” che vuole consegnare alla memoria fasi di lavoro, gesti, stati d’animo altrimenti persi per sempre.

In campo letteraio e storico, citiamo la pubblicazione di una raccolta di poesie in dialetto franco-provenzale di Marco Gal, accompaganata dalla loro traduzione in francese e italiano, Ecolie – Eaux perdues – Acque perdute (Aosta, Musumeci, 1991). Dello stesso autore, il primo volume di un‘opera di storia locale, prevista in tre volumi, Gressan, profili di storia sociale e culturale (Morgex, Cassa Rurale ed Artigiana di Gressan, 1992).


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