19/11/2017

Cappella di Colombier.


Ormai ancora più solitaria, questa cappella sorge su un piccolo promontorio morenico, oggi in parte livellato per far posto ad uno spiazzo che domina un campo attrezzato con diverse zone dedicate agli sports che in precedenza era occupato da pascoli e dalle îles della Dora Baltea. Davanti passa una strada, ricostruita sul tracciato dell’antico percorso che da Aosta portava un tempo ad Aymavilles e a Cogne attraverso il Pont-Suaz (Pons suavis). Sul promontorio dive sorge oggi la cappella, si elevava un tempo una croce che era stata posta come confine orientale, il 4 gennaio 1300, in occasione della donazione dei territori di Colombier fatta dal Seigneur Geoffroi di Gressan alla parrocchia stessa. Questo documento smentisce l’affermazione di Mons. Duc (Histoire de l’Eglise d’Aoste, vol. VIII, p. 49), secondo il quale, nel 1296, si elevava già una cappella in questo luogo. In seguito a ricerche effettuate sulle Reconnaisances, dal 1370 a 1621, si trova in effetti la citazione della Croix de Saint Etienne in dieci documenti ritrovati. Il curato Lazare Louis Decaroli ci fornisce una nuova luce per stabilire con maggior precisione la data di fondazione della cappella di Colombier. In uno scritto del 1913, cita, in effetti, “ Un missel gothique donné à la chapelle de Colombier en 1640, en mauvais état ”. Possiamo dunque stimare la data di fondazione della cappella tra il 1621 e il 1640. Messa sotto la protezione di S. Rocco, la cappella è certamente rimasta in buono stato fino alla fine del XVII secolo. È a questo periodo che si verifica un fatto grave durante una delle due invasioni francesi che Mons. Duc situa pendant l’hiver 1704-1705 e altri autori nel 1691. secondo Mons. Joseph-Auguste Duc (op.cit): “ Claude Michel Perron, rapporte en 1709 que des soldats hérétiques, qui avaient leur quartier d’hiver à Gressan, enfoncèrent la porte de la chapelle du Colombier, en arrachèrent les gonds et la serrure, dégradèrent le tableau de l’autel et “crevèrent les yeux” aux saints. La cappella di Colombier fu restaurata dal curato Claude Michel Perron nel 1709. Da allora, oltre al primo santo, S. Rocco, si venera S.Candida, perché, come è riportato da un articolo del Duché d’Aoste (n° 51 du 20 décembre 1905), in seguito al restauro; “ Le zélé pasteur eut aussi de Rome des reliques de sainte Candide vierge et martyre. Ces reliques furent placée dans une petite châsse et portées solennellement en procession à la dite chapelle, dont la fête tombe le 29 août ”. Con S. Candida, anche S. Giuseppe fu titolare della cappella. In effetti, l’altare un tempo aveva come ancona, scrive Decaroli, il: “ Tableau de la mort de Saint Joseph sur toile, assisté de la Sainte Vierge et de Jésus adolescent, … 1709. ” S. Giuseppe è il patrono della buona morte e la piccola collina di Colombier è stata, nel Medio Evo, un luogo di supplizio in cui si appendevano i malfattori e: “ Pendant la peste de 1630 et celles qui précédèrent, le terrain avoisinant dut servir de cimitière paroissial, comme en font fois les inscriptions qu’on lisait sur la façade de la chapelle: Vous qui ici passez / Priez pour les trépassés. / Ayez pitié de nous, / Vous nos amis. ”
Dal 1840, la cappella danneggiata rimase nell’abbandono e chiusa al culto fino al 1905, quando, grazie all’iniziativa del canonico Decaroli, curato di Gressan, ed alla generosità di qualche benefattore, fu restaurata re-intitolata a S. Giuseppe e a S. Candida. Durante i lavori di restauro, eseguiti nel 1905, fu scoperta una stele funeraria romana, scoperta nel 1893, fu piazzata come piano dell’altare, in seguito, in considerazione dello stato di degrado della cappella, fu restaurata e conservata al museo regionale. La cappella fu conservata in buonissimo stato fino verso la fine degli anni 1940, periodo nel quale vi si celebrava ancora la messa e dove ci si recava in processione in primavera durante le Rogazioni. Dopo gli anni 1970, con la porta sfondata poi completamente asportata, la cappella divenne rifugio di vagabondi e mascalzoni. Essa rimase in questo stato fino a quando la locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini ne curò la ricostruzione iniziando i lavori nel 1986. L’inaugurazione della cappella nuovamente consacrata al culto sotto la protezione di S. Maurizio, soldato romano della legione tebana e martire del III secolo, patrono dei soldati, ha avuto luogo la domenica 22 novembre 1987 alla presenza di un folla commossa. La nuova cappella ha conservato le dimensioni e la sua struttura originaria; è stata intonacata ed imbiancata e poi circondata da un recinto in legno. Il tetto in lose ben costruito, con delle travi in abete a vista, sporge rispetto alla facciata creando un riparo, come nel passato, il piccolo campanile a vela racchiude una campana. All’interno, l’antico lastricato in pietra è stato sostituito con delle piastrelle in terracotta. L’arredo è costituito da un altare in abete riccamente scolpito da Ernesto Bornaz (al quale si deve anche il crocefisso sulla facciata), girato verso i fedeli, sul quale è piazzato un crocefisso dello stesso artista; tre file di due banchi completano il mobilio. Sul muro di fondo, sotto la volta, nella rientranza dove un tempo si trovava l’ancona, si può ammirare un dipinto rappresentante S. Maurizio a cavallo, portante lo stendardo con la croce dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro, opera del pittore Tecco.


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